Resoconto attività dell’Associazione MamaTerra Sardegna

Attività dell’Associazione MamaTerra Sardegna

L'associazione Mama Terra A.S.D.R.C. e di P.S., nasce, il 06/05/2013, dall'incontro di un gruppo di professionisti nell'ambito del benessere, delle medicine complementari ed integrate, delle medicine tradizionali e dell'agricoltura naturale. Questi sentirono l'esigenza di svolgere un tipo di attività di utilità sociale a favore degli associati, di terzi o di altre associazioni, nel pieno rispetto della libertà e dignità degli associati, per la diffusione di una visione olistica e sistemica della vita. L'associazione opera per fini culturali, ricreativi e sportivi e per l’esclusivo soddisfacimento di interessi collettivi. Nell'ambito dei fini culturali essa opera per la diffusione e l'incentivazione della cultura sistemica e olistica, e la lotta all’erosione della cultura rurale, attraverso laboratori, corsi, seminari, proposte musicali, teatrali, letterarie e genericamente artistiche, sul piano dell'elaborazione, dell'esposizione e della promozione di eventi con vocazione multiculturale.

L'associazione si è impegnata e si impegna:

a) ad operare nell’ambito delle attività di promozione e conservazione della salute, del benessere e della migliore qualità della vita;

b) a promuovere la salute della persona nel suo ambiente, attraverso la diffusione delle scienze bio-naturopatiche e delle discipline olistiche, i cui fondamenti sono da ricercare in una profonda connessione con tutte le manifestazioni della vita, favorendo una filosofia del rispetto e della cura di ogni forma vivente, abbracciando una concezione ecologica delle persone, dell’ambiente e dell'universo intero.

c) ad esplorare il territorio sardo, la sua tradizione erboristica, la medicina popolare, la difesa ambientale ed a praticare attività didattiche per l’avvio, l’aggiornamento e la diffusione dell’agricoltura naturale;

d) ad incoraggiare l’integrazione sociale, interculturale e la partecipazione attiva.

L’Associazione promuove la diffusione e la sperimentazione di altre tecniche e discipline purché abbiano come caratteristiche i seguenti punti:

- approccio olistico alla persona;

- utilizzo di tecniche, strumenti ed elementi naturali;

- la finalità di valorizzare le risorse vitali del soggetto;

- l'avere come scopo l'individuazione, l’espressione e l’integrazione del potenziale umano, la connessione della persona con se stessa, con il gruppo, con l'ambiente e con la propria storia;

- offrire strumenti di libertà;

- assumere il rispetto e la difesa della Vita in tutte le sue forme, come principio etico primario.

In particolare l'Associazione si pone e si è posta l'obiettivo di:
- diffondere i metodi preventivi collegati al settore del benessere, riconoscendo predisposizioni costituzionali e comportamenti inadeguati o tali da non favorire uno stato di benessere psico-fisico ottimale e fornendo consigli idonei a prevenire l’insorgenza dei disturbi collegati alla persona attraverso il riequilibrio costituzionale, la stimolazione della capacità di autoguarigione e di autoconsapevolezza propria di ogni individuo.

Ciò è stato perseguito fondando un Centro Studi dedicato alle Discipline Bio-Naturopatiche, capace di convogliare al suo interno una commissione scientifico-didattica composta da medici ed esperti delle medicine complementari, dell'isola e non solo.

Il Centro studi si compone di diversi corsi tra cui il Corso di Scienze Naturopatiche, i corsi della Scuola Sarda di Massoterapia Olistica, i Laboratori Erbe&salute, e altri piccolo corsi che conduciamo nell’isola, ospiti di associazioni e comuni. 

I locali nei quali svolge la propria attività, la sede sociale e le sedi operative, rispettano le regole della normativa vigente e, comunque, sono adeguatamente attrezzate per accogliere al meglio le persone e per tutelare l'immagine e la serietà delle attività. 

L'associazione si impegna ad:

- organizzare attività sportive dilettantistiche, compresa l’attività didattica per l’avvio, l’aggiornamento e il perfezionamento nelle attività sportive stesse, a titolo esemplificativo e non esaustivo nel campo dello yoga, dell'ayurveda, dello yoga bimbi, creando momenti di studio, di ritrovo e di aggregazione. In questa direzione si organizzano annualmente corsi, workshop e laboratori indirizzati ai soci.

L’attività sportiva dilettantistica verrà svolta nel pieno rispetto delle normative vigenti in materia, delle regole del Coni e dei regolamenti dell’Ente affiliante (Uisp - Comitato di Sassari).

- organizzare percorsi didattici, costituiti da giornate formative, conferenze, incontri individuali e percorsi di gruppo mirati allo studio di tutta l’attività olistica, a vantaggio dei soci, di terzi, di altre associazioni, di scuole pubbliche e private: in questa direzione viene organizzato annualmente un convegno dal titolo Al passo con la Terra, che raccoglie esperti e luminari delle medicine integrate e della difesa ambientale. Ma anche gruppi di studio, escursioni naturalistiche e di identificazione erbe spontanee e officinali, visite ad aziende didattiche, erboristiche ed agricole in regime biologico.

- condividere con i soci esperienze e formazioni individuali in cui eventuali trattamenti vengono svolti da associati verso i soci stessi dell’associazione o dell’ente affiliante in regime di reciproco consenso o ad offerta libera orientata.

- favorire l’inserimento sociale di persone con disabilità fisiche o mentali, con dipendenze, soggetti di nazionalità diversa, soggetti con problemi di disadattamento sociale, discriminazione e povertà. Co-progettazione condivisa e partecipata, promozione di progetti e programmi a carattere innovativo e sperimentale per il benessere sociale, disseminazione di buone pratiche per la sostenibilità, in collaborazione con le scuole, le pubbliche amministrazioni, gli enti ed organismi pubblici, le aziende e le imprese private. Tra queste si annoverano: la Ge.Na., l'Associazione Up and Down, l'Associazione Incontro corrente, l'Azienda agricola Lu cantaru, Casa Serena, Associazione Mondo X, Isde-Medici per l'ambiente nel Comune di Sassari, l'azienda erboristica Montricos, Asce Sardegna e tante altre.

- favorire la difesa ambientale, la tutela della salubrità degli ecosistemi, la vigilanza nei confronti della salute della terra, dell’aria, dell’acqua e dei loro abitanti. In questa direzione l'associazione ha organizzato ed organizza giornate di pulizia nelle spiagge, nelle pinete del nord Sardegna, guidate da soci e volontari a cui sta a cuore la bellezza e la pulizia del territorio.

- l’opposizione, con ogni mezzo non violento, all’introduzione in Sardegna di organismi geneticamente modificati (OGM), allo sfruttamento estensivo del territorio, per uso bellico e commerciale a danno della popolazione e di ogni forma di vita. In quest'ottica si son creati ponti con esperti del settore e con diversi comitati in difesa della biodiversità. 

- favorire l’attività agro-ecologiche come la Permacultura e l’Agricoltura Sinergica, nel rispetto della natura e dell’ambiente; la diffusione di temi e attività legati alla nuova ruralità, alle pratiche agropastorali naturali, alla conversione delle produzioni (abbandono della chimica e ricorso alle tecniche naturali). In quest'ottica si incoraggia la formazione presso l'Accademia di permacultura e l'Associazione Sarda Permacultori Sar.Pa.

- favorire la tutela, la gestione integrata e sostenibile e la gestione sociale e comunitaria di aree verdi pubbliche (parchi urbani ed extraurbani), di sentieri ed itinerari naturalistici attrezzati.

- promuovere la realizzazione pratica di orti didattici (con il fine di raggiungere l’autosufficienza alimentare), destinati alle scuole, alle carceri, alle case di riposo, alle cooperative sociali e a tutti gli enti interessati, nei quali attuare anche tecniche di ortoterapia. La realizzazione di orti sociali ed orti urbani, privilegiando la riqualificazione di aree degradate e la ritessitura comunitaria legata alla gestione collettiva e cooperativistica dell’orto. In quest'ottica si è realizzato, nell'ambito del progetto Bam.Pè., un orto scolastico sinergico presso la Scuola elementare di San Giuseppe a Sassari, presso la Scuola elementare Pais di Nulvi e presso la Scuola dell'infanzia del Comune di Olmedo.

- favorire la diffusione dell’alimentazione naturale, proponendo nella loro concretezza e nel loro senso profondo le “buone pratiche” della cucina naturale. Si è collaborato, in questa direzione con l'associazione Il Vecchio Mulino, a Sassari e con l'Università di Agraria.

- promuovere l’erboristeria, la fitocosmesi, lo studio e il riconoscimento, la trasformazione e la somministrazione delle erbe officinali, endemiche e non del territorio sardo. La cosmesi naturale e lo studio e la conservazione dei "preparati" legati alla prevenzione e alla salute del corpo e degli ambienti. L'intervento nelle aziende e nei parchi della Nurra, dell'Anglona e del Sassarese è vocativo e d'elezione, nell'intendo di salvaguardia di alcuni dei territori ancora incontaminati dell'isola.

- favorire e sostenere il “turismo responsabile”. Ossia un turismo che tuteli sia le risorse ambientali che le tradizioni locali, promuovendo eventi e manifestazioni sportive, culturali e artistiche che tengano in considerazione la sostenibilità ambientale, la valorizzazione del territorio e della cultura locale.

- rivolgere la propria attività verso tutte le tematiche di riutilizzo dei beni e dei prodotti, le metodologie per il riciclo degli stessi, il loro smaltimento eco-compatibile e tutto quanto inerente alla possibilità di creare ai beni una “seconda vita”.

- supporto e consulenza allo sviluppo di reti di piccole economie locali e solidali; attivazione di un centro per il “baratto”, banca del tempo e piccolo commercio solidale.

- animazione culturale: organizzazione e realizzazione di eventi culturali, convegni, conferenze, dibattiti, seminari, proiezioni di film e documentari, concerti, laboratori creativi, corsi di musica per bambini e ragazzi e per giovani ed adulti, percorsi di “arte terapia”.

Per il raggiungimento di tali scopi l'associazione opera nei seguenti ambiti di attività:

a) promuovere e favorire manifestazioni, incontri, convegni, seminari, conferenze, dibattiti, stage, workshop e corsi di aggiornamento, mostre, laboratori esperienziali attinenti allo scopo per cui è stata costituita. Inoltre, svolge attività di tipo editoriale e audiovisivo e tutte le iniziative di divulgazione di informative tecniche intese ad accrescere la diffusione e la
conoscenza delle discipline bio-naturopatiche e delle discipline e tecniche previste dallo statuto;


b) gestire impianti, propri o di terzi, adibiti a palestre, campi, strutture sportive e centri d'aggregazione di vario genere;

c) avvalersi di prestazioni di lavoro autonomo o dipendente, anche ricorrendo ai propri associati; può avvalersi di attività prestata in forma volontaria, libera e gratuita da persone associate e non;

d) esercitare, in via marginale e senza scopi di lucro, attività di natura commerciale per autofinanziamento, in tal caso dovrà osservare le normative amministrative e fiscali vigenti;


e) allestire e gestire punti di ristoro, bar, e attività similari collegati a propri impianti ed eventualmente anche in occasione di manifestazioni e convegni.

convegno14-04IMG_5156 IMG_5193DSC_0416 IMG_5154DSC_0115 DSC_0404DSC_0752stornellibstornellia

stornelli7orto2016-2convegno15-31

Coltivando la diversità

Il tempo dedicato ad un orto non è il tempo dedicato ad un normale lavoro di città. Il tempo dedicato ad un orto è allenamento alla pazienza. Imparare la lingua segreta delle piante è come imparare una lingua straniera. Necessita esercizio di pazienza e di tolleranza verso se stessi e questo mondo sconosciuto che ci si offre. E' lenta conoscenza delle piante, delle famiglie alle quali appartengono, delle loro esigenze...è lenta conoscenza delle stagioni, dei cambiamenti del clima, dei diversi climi che il pianeta ci offre, da nord a sud, tanto diversi. Ed è strabiliante seguire la strada che piante e fiori hanno percorso nella storia dei viaggi e delle esplorazioni, trasportate dai mercanti, dai soldati, dai coloni, dagli schiavi, portate in dote e in ricordo di pietanze deliziose e colori e profumi di “casa”. E' profondamente umano cercare di riprodurre la propria flora in un paese straniero, per sentirsi un po' più a casa; e coltivare la propria “biodiversità”, e lasciarla contaminare, ibridare ed acclimatare in terra straniera. Era usanza in Sardegna (e forse ancora la si trova perpetuata in seno a qualche famiglia) dare alla figlia che sposa un giovane di un altro paese, un campione di ogni seme coltivato e tramandato. E' il simbolismo del seme, dell'immortalità della vita, la trasmissione “genetica” della propria cultura, come simbolo di fertilità e abbondanza.

Nei nostri quartieri cittadini, un orto è un miracolo. E' ritagliare una zona franca, ai clascon ed all'elettronica, in cui ancora poter imparare a parlare la lingua delle piante. Un allenamento, una palestra di vita, per crescere, cambiare e sviluppare la sensibilità all'ascolto. Con la stessa fragranza impariamo ad ascoltarci, tra individui, appartenenti a diverse culture, curiosi dei reciproci racconti, delle tecniche che nel mondo si sono sviluppate per sostenere la vita. Proteggere l'abbondanza che il pianeta ci offre è il compito di una società sana, evoluta, matura. Un paese che accoglie il viaggiatore, lo coinvolge, lo tutela, è un paese che è in grado di far fiorire la pace nel proprio territorio.

La filosofia dell'orto sinergico è uno specchio di una società che si aiuta. Le diverse famiglie delle piante, “consociate” con criterio, divengono alleate le une delle altre. Un orto biodiverso, che accoglie la policoltura e abbandona la monocoltura, è il simbolo di una società policulturale, multilinguistica, interreligiosa. Permette la creazione di una via comunitaria nella quali gli attori sociali si supportano reciprocamente; e sono coinvolti e resi responsabili dell'armonia stessa che viene creata. In una società pacifica ognuno ha la libertà di essere se stesso ed ha il potere di cambiare e migliorare la vita comunitaria, attraverso un processo democratico di ascolto e di rispetto. Tutti gli individui coinvolti creano un bagaglio di valori basato sulla comunità nella quale vivono. Il quartiere è una comunità responsabile di se stessa. I problemi possono venire discussi da tutti i membri, adulti e bambini, utilizzando l'orto come strumento democratico e cuore della comunità. E allora....coltiviamo tutti insieme!!!

Piccola riflessione sui semi della terra

Le madri dovrebbero difendere i semi come fossero i loro stessi figli

Ma come si fa a pensare che ora sia necessario difendere il diritto al cibo? Siamo arrivati a questo? Ci stanno negando il diritto alla coltivazione di frutta ed ortaggi, così com'è sempre avvenuta, conservando forti ed antichi semi, di stagione in stagione? Come si fa a pensare che le grandi multinazionali delle sementi stiano modificando il genoma di grano e mais per nobili scopi? Imponendo un copyright alle migliaia di semi che modificano? Facendoci comprare i semi di stagione in stagione, che le loro modifiche rendono sterili? E completamente dipendenti da pesticidi e fertilizzanti? (Si veda il tragico esempio della soya Roundup-free e Roundup ready e la diffusione del Glifosate nelle campagne di tutto il mondo).

Come predicatori, nuovi coloni, questi spregiudicati assassini tentano di colonizzarci ancora una volta. Depredare il nostro patrimonio di semi tradizionali, acclimatati al nostro suolo, al ritmo delle nostre stagioni. Bisognerebbe introdurli nelle liste dei prossimi condannati per crimini contro l'umanità dai tribunali internazionali o nazionali in accordo con la definizione di crimini contro l'umanità data dall'ONU e/o dalla Corte Penale Internazionale...se solo a capo di queste istituzioni non vi siano gli stessi interessi, lo stesso delittuoso potere.

Le leggi regionali in difesa della biodiversità hanno iniziato a proporre ovunque il rilascio dei semi antichi, la loro mappatura. La scusa utilizzata è la loro conservazione in banche cosiddette ex situ, gli obitori costituiti dalle banche del seme delle nostre università - infatti queste banche, se non iniziano a fare un lavoro di ridistribuzione dei semi nel territorio, non son altro che dei macabri obitori.

Ma chiunque sia venuto a contatto con la vita contadina sa che questo non è possibile. I semi sono vivi, in continua evoluzione, si trasformano di anno in anno, si adattano. Se vengono spostati di campo possono variare di colore e forma, in base alle condizioni del suolo, all'abbondanza o no di acqua. Qualsiasi contadino, in fase empirica, conosce la ricchezza proposta dalla natura, senza alcun bisogno di una laurea in genetica, senza studiare biotecnologia o agronomia. Sa che il posto migliore per costruire una banca del seme è una rete viva, fatta di contatti umani, di nomi, di silenzi di campi, di migliaia di varietà coltivate in situ, nelle piccole aziende contadine o negli orti familiari. 

Un tempo in Sardegna la donna riceveva i semi in dote, dai suoi genitori. Li portava con se, nella sua nuova casa, e con quella dote, su quella ricchezza, si basava una nuova famiglia.

Le terre comuni erano condivise e la popolazione poteva far pascolare il bestiame e raccogliere l'incolto. La terra ed i semi erano bene comune, proprietà collettiva. I nostri antenati intuirono che la privatizzazione delle terre comuni sarebbe equivalsa ad un furto. La terra offriva erbe edibili di pregio gastronomico, erbe officinali di infallibile efficacia erboristica e medica. Le erbe erano necessario sostegno alla salute umana. Ed una incredibile varietà di semi, che venivano scambiati e regalati e la loro circolazione e diffusione era regolata dalle leggi dell'”economia del dono”.

Dunque oggi, grazie all'azione dei nostri antenati, arrivata fino a noi malgrado il tentativo di rimozione della nostra storia, riconosciamo le leggi sulle sementi come un furto, come un oltraggio.

I padri dovrebbero difendere i semi, come ieri hanno difeso la terra. Le madri dovrebbero difendere i semi come fossero i loro stessi figli. In tutto il mondo, dall'India al Brasile, movimenti di donne e di uomini marciano per il diritto alla libera circolazione dei semi. Il movimento Navdanya (“nove semi”, le nove colture più importanti dell'India) fondato da Vandana Shiva e il movimento Sem Terra denunciano le brutali conseguenze della “rivoluzione verde”, dei fertilizzanti e delle varietà selezionate di semi: la resa è aumentata insieme alle estensioni coltivate a monocoltura. Perciò denunciano anche la scomparsa della biodiversità di quei campi, il degrado del suolo e delle acque, le espropriazioni “facili”, le terre pagate un tozzo di pane. Ne sono vittime prima di tutto le donne, le cui antiche pratiche sono meno produttive ma più rispettose degli ecosistemi. Dove infatti l'uomo si dedica alla pastorizia, vi è una donna nei campi.

Questi temi ci paiono lontani, mentre trascorriamo le nostre vite tra casa ed ufficio. E mentre mangiamo, due, tre, quattro volte al giorno, non chiedendoci più da dove arrivi il nostro cibo. Mentre, differenziando la carta dalla plastica pensiamo di essere dei grandi attivisti ecologici. Nelle città siamo completamente tagliati fuori dalla filiera alimentare. E tentiamo di compiere timidi passi di collegamento con le aziende circostanti e nuovi e vecchi contadini.

Stiamo, con lentezza, ritornando alla consapevolezza dell'importanza di produrre il cibo che consumiamo, o almeno, l'importanza di conoscere da dove proviene ed in che modo viene coltivato od allevato. Questo è il grido delle donne indiane, delle donne brasiliane, delle donne africane delle Gree Belt, dei giovani studenti di San Francisco pionieri dei progetti di agricoltura urbana. Il grido dei nostri antenati che hanno difeso la terra e il grido di tutti i contadini del mondo, malgrado il tentativo di “invisibilità costruita ad arte, ampiamente rafforzata dalla connotazione negativa che il termine contadino (o pastore) ha nel linguaggio quotidiano. Esiste una realtà empirica in cui ci sono molti più contadini di quanti ne siano esistiti in passato. Oggi nel mondo ci sono circa 1,2 miliardi di piccole e medie aziende contadine (Ecologiste 2004), e  «i componenti delle famiglie contadine rappresentano, dopotutto, ancora circa i 2/5 dell'umanità. (Weis 2007, p.25)» (Van der Ploeg, 2008).

Andiamo a scoprirli nelle zone in cui viviamo, sosteniamoli, compriamo i loro prodotti, prendiamo accordi con loro, per comprare la loro verdura, la loro frutta, i loro formaggi e i prodotti animali.

Incoraggiamoli a piantare semi locali, a riattivare quella banca del seme, viva, che è l'unica ipotizzabile. Non nelle università, in cui i semi, son ricoverati come in un obitorio. Una banca viva, fatta di reti umane, di sostegno, di solidarietà. Perché l'unica possibilità di custodire i semi è tenendoli vivi nei piccoli territori a cui appartengono.

Le leggi stanno cambiando veloci ed a breve dovremmo difendere i semi sardi, come i nostri antenati hanno tentato di difendere la terra. Tentiamo di essere attivisti in questa stagione di ennesimi soprusi e di lottare per la diversità, per la vita e per la loro gratuità, ancora una volta.

Forse cent'anni fa era più facile. La plastica...non c'era. Il problema dell'esaurimento delle energie non rinnovabili...non c'era. E ancora non c'era la mafia delle pale eoliche, la monocoltura dei pannelli solari e quella di cardo per le biomasse, la minaccia dei gasdotti, i residui del polo petrolchimico nascosti nel sottosuolo, le basi militari che diffondono morte all'uranio; e la falsa ideologia che afferma che senza le monocolture non ci sarebbe cibo a sufficienza per tutti.

A volte può mancare la speranza, la ragione di lottare.

Ma davanti alla forza della natura, all'abbondanza degli orti, alla generosità dei semi della terra, la speranza ritorna. Ci basta seguire una stagione produttiva, per capire quanto la terra può restituirci, quando è amata e rispettata. Basta seguire la nostra mano piantare nella terra un piccolo seme. Essere il cambiamento.

Trasformiamo il diritto alla libera circolazione dei semi in una battaglia sociale, in una battaglia per la dignità della vita.

Associazione MamaTerra Sardegna

Sassari, Aprile 2013